Il cuore della proposta italiana è il diesel 3.3 e-Skyactiv D, un sei cilindri in linea da 3,3 litri elettrificato con un sistema mild hybrid a 48 volt. È una scelta controcorrente in un'epoca di downsizing: Mazda punta su una cilindrata generosa che lavora a bassi regimi, e secondo le prove pubblicate questo si traduce in consumi reali molto contenuti, attorno a 4,8 l/100 km, valore notevole per un SUV lungo quasi 4,75 metri. La versione 200 CV a trazione posteriore è considerata il miglior compromesso tra consumi e prestazioni; la 249 CV integrale aggiunge motricità e spinta.
Accanto al diesel c'è la plug-in hybrid 2.5 da 327 CV complessivi, con trazione integrale e una batteria da circa 17,8 kWh. Sulla carta dichiara una sessantina di chilometri in elettrico; nell'uso reale le prove pubblicate segnalano valori che vanno dai 25 km in autostrada ai 50-65 km in città con guida attenta. A batteria scarica i consumi salgono verso 6-7 l/100 km nel misto. Va sottolineato che la ricarica avviene solo in corrente alternata, senza ricarica rapida in continua: un limite per chi conta di rifornire spesso fuori casa.
Sul fronte qualità costruttiva e interni la CX-60 raccoglie giudizi alti: materiali curati, accostamenti raffinati di ispirazione giapponese, una percezione premium che secondo diverse recensioni regge il confronto con le rivali blasonate. Il bagagliaio dichiara circa 570 litri sul diesel (poco meno sulla PHEV per via della batteria), con buona abitabilità posteriore grazie al passo lungo. I temi più discussi restano la taratura delle sospensioni e il comportamento del cambio automatico a otto rapporti, su cui il restyling più recente ha lavorato per ammorbidire la risposta.